Uomini liberi
Roberto Diago
9 maggio - 22 novembre 2026
La Bienalle di Venezia
Il Giardino Bianco - Spazio d'arte
(Via Giuseppe Garibaldi, Castello 1814)
30122, Venezia VE, Italia)
L'opera di Roberto Diago ricorda costantemente che la libertà non si concede, si conquista; non è uno stato passivo, ma una pratica continua - una tensione costante che esige di mantenere viva la memoria e intatta la dignità.
L'installazione “Uomini liberi” è composto da un gruppo di sculture (teste) di varie dimensioni che avanzano verso lo spettatore, accogliendolo e confrontandolo. Mostrano cicatrici che emergono in rilievo da metalli arrugginiti, legno, plastica e materiali di recupero: una memoria tattile che rifiuta di essere appiattita dall'oblio. In questa poetica, libertà non significa nascondere una storia di dolore sotto il trucco dell'assimilazione, ma esibirla come una medaglia.
Questa rivendicazione inizia nell'epidermide stessa dell'opera, mettendoci di fronte alla pelle nera non come una superficie liscia e docile, ma come una mappa geografica del trauma e della resistenza. Il cheloide diventa così un'affermazione di identità: una prova inconfutabile di essere sopravvissuti alla punizione e del fatto che la carne, anche se sfregiata, rimane sovrana.
In questa prospettiva, il concetto di “uomo libero” trascende la definizione giuridica di persona non in catene; per l'artista, una persona libera è quella che ha il coraggio di riconoscere i propri segni, di dare dignità alla propria precarietà e di sostenere il proprio sguardo di fronte a una storia che ha cercato di cancellarla. Non rappresenta vittime, ma costruisce una genealogia di sopravvissuti che si sono incoronati.
Juan Roberto Diago Durruthy
Nato a L'Avana, Cuba, nel 1971. Vive e lavora a L'Avana, Cuba.
Pittore, scultore e artista di installazioni, si è laureato all'Accademia di Arti Plastiche di San Alejandro. Attualmente lavora come professore consulente presso l'Universidad de las Artes (ISA) ed è membro dell'Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC).
Juan Roberto Diago ha consolidato una solida carriera internazionale che si estende per oltre due decenni, con una presenza in prestigiosi circuiti artistici in Europa, Africa, Stati Uniti e Caraibi. La sua carriera personale comprende mostre di rilievo alla Ethelbert Cooper Gallery dell'Università di Harvard, al Museo Nacional de Bellas Artes dell'Avana e alla Casa América di Madrid. Presenza costante nelle principali biennali internazionali, Diago ha partecipato alla Biennale di Venezia (1997, 2017), alla Biennale dell'Avana e alla Biennale di Dakar (2022), oltre a mostre importanti come “Arts of Cuba” al John F. Kennedy Center di Washington. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, tra cui il Museum of Fine Arts di Boston, le collezioni CIFO e Pizzuti negli Stati Uniti, il Museum of Black Civilizations in Senegal, il Museo Nacional de Bellas Artes a Cuba e il Museo Reina Sofía in Spagna.
Utilizzando materiali trovati, il suo lavoro esplora un tema duraturo: l'essenza dell'uomo schiavo all'interno dell'uomo nero contemporaneo. Il suo lavoro affronta il conflitto storico della diaspora africana, riflettendo lo spirito di resistenza e la lotta quotidiana per la sopravvivenza. Intrecciando questi materiali pezzo per pezzo, l'artista rivela le ferite del passato e conferisce all'opera la forza di resistere.
Le sue opere sono state esposte in centinaia di mostre personali e collettive in circa 25 Paesi. Le sue opere fanno parte di circa 20 importanti collezioni nazionali e internazionali.
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Il Padiglione Cubano di Roberto Diago riunisce teste di ferro arrugginite, figure di legno frammentate e piccole strutture simili a casette per uccelli che ricordano le strutture di un santuario, di un rifugio o di una cella di prigione. Installate all'interno dell'architettura in mattoni grezzi dello spazio veneziano, le opere hanno l'aspetto di oggetti recuperati dopo un crollo: superfici rovinate dalle intemperie, legni rattoppati e corpi assemblati da scarti.


In un contesto materiale, per la sua partecipazione alla 61a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, l'artista Roberto Diago non rappresenta la pelle nera come una superficie passiva, ma come un archivio di traumi, resistenza e sopravvivenza.

L'artista afro-cubano Roberto Diago porta una nuova installazione di materiali di recupero nel padiglione di Cuba alla Biennale di Venezia del 2026, trattando la cicatrice e la superficie come un linguaggio di memoria, resistenza e sopravvivenza.


‘Free Men’ è la proposta di Roberto Diago per il Padiglione della Repubblica di Cuba alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia, curata da Nelson Ramirez de Arellano Conde e commissionata da Daneisy García Roque. Il progetto, visitabile dal 9 maggio al 22 novembre, si trova presso Il Giardino Bianco - Art Space, situato in via Garibaldi 1814, tra i Giardini e l'Arsenale.









