18 giugno – 20 settembre 2026
La Térmica Centro di Cultura Contemporanea, Malaga
Tangere
– Juan Francisco Rueda (curatore della mostra)
Il termine latino «tangere» è l’infinito del verbo “toccare”, “raggiungere” o “essere in contatto”. Da esso derivano “tangibile” (ciò che si percepisce fisicamente o materialmente quando viene toccato), “tatto” (la capacità sensoriale di toccare) o “contatto” (ciò che viene toccato o che richiede di esserlo). ‘Tangere’ è il titolo della mostra di Nacho Martín Silva a La Térmica. Artista il cui mezzo espressivo principale è la pittura – ma non l’unico –, “tangere” occupa il posto del titolo sia per l’importanza che il tatto assume nel processo di ricerca di questo progetto, sia come riferimento alla storia della pittura, al passo biblico, al Vangelo di San Giovanni, del «Noli me tangere» che diversi pittori (Tiziano o Alonso Cano) hanno raffigurato nel corso dei secoli. In esso, Gesù risorto dice a Maria Maddalena: «Non mi toccare». Questo episodio ci ha lasciato in eredità, nella pittura religiosa, numerosi tentativi di toccare, di rendere tangibile e di aggrapparsi alla presenza. Tra il poter vedere e il non poterlo fare, e tra il poter toccare e il non poterlo fare, si sviluppa questa proposta espositiva.
Nel 1913, presso il Sunderland Museum britannico, John Alfred Charlton Deas, curatore di questa istituzione, organizzò alcune sessioni pionieristiche all’insegna dell’inclusività, durante le quali le persone non vedenti potevano sperimentare gli oggetti della collezione attraverso il tatto. Tale iniziativa fu documentata fotograficamente e raccolta nel testo *Ciò che i non vedenti possono ‘vedere’*. Nacho Martín Silva, abile scopritore di documenti storici, che esamina con sguardo scrutatore e ridefinisce il significato attraverso la sua pittura rivelatrice, rimase profondamente colpito quando venne a conoscenza di quelle fotografie. Quegli scatti, ricreati nelle opere che dipinge per questa mostra, stabilivano un legame con i suoi interessi: la resistenza alla dittatura dell’immagine o la dimensione dei musei e della pittura come ambiti di conoscenza.
Tangere è un progetto sperimentale ed esperienziale che ha permesso di instaurare una collaborazione con l’ONCE. Sei membri di questa organizzazione hanno partecipato al processo di ricerca e produzione, regalandoci un gioco di specchi in cui persone con disabilità visiva toccano dipinti che raffigurano non vedenti intenti a palpare sculture. In alcune occasioni, le mani di Amparo, Carmen, José Antonio, Julia, Lía e José María (insieme ad Ana, la loro mediatrice comunicativa) si sono posate sulle mani, dipinte da Martín Silva, di quei non vedenti anonimi. Tuttavia, il gioco di specchi più potente è quello che si instaura in relazione a nozioni quali l’interpretazione, la traduzione, la mediazione o il linguaggio. «Tangere» permette a Martín Silva di continuare a riflettere su come la conoscenza di un oggetto sia influenzata dall’approccio che traduttori, interpreti, mediatori o coloro che attribuiscono significato generano nei suoi confronti. E un artista è tutto questo. Lo siamo anche noi, ognuno di noi: traduciamo, interpretiamo, mediamo, attribuiamo significato. Quelle fotografie si trasformano ora in opere monumentali frammentate. In queste composizioni pittoriche, l’immagine si articola in decine di unità, ciascuna delle quali assume linguaggi pittorici distinti e diversi gradi di iconicità; dal riconoscibile all’ermetico, dalla figurazione più fedele all’astrazione. Di per sé, si tratta di traduzioni o interpretazioni multiple di uno stesso oggetto che offrono una resistenza visiva e condizionano la nostra interpretazione.
In questo gioco di specchi in cui si trasforma *Tangere*, Martín Silva ha fatto ricorso all’ecfrasi (descrizione verbale di un’immagine o di un’opera d’arte) di una delle fotografie affinché le persone non vedenti la traducessero in forma plastica; in precedenza, avevano toccato il dipinto che lo stesso artista aveva realizzato a partire da quell’immagine fotografica. Le persone non vedenti hanno usato le mani a tal fine, cosicché, come scrisse John Alfred Charlton Deas più di un secolo fa, “per loro, le dita sono occhi”. Nel corso della ricerca di Tangere, tra assoluta naturalezza e un’emozione palpitante, alcune persone non vedenti, dopo aver toccato il dipinto, hanno affermato di averlo visto e di non aver mai immaginato che avrebbero potuto rivedere un’opera d’arte. Così, l’immagine viene percepita attraverso la parola parlata (l’udito) e il tatto, che stimolano l’immaginazione affinché questa, in un viaggio di andata e ritorno, dia vita a diverse interpretazioni visive.
Sono molte le traduzioni e i linguaggi che si accumulano in Tangere: oltre ai diversi linguaggi pittorici che Martín Silva mette in campo, troviamo il verbale, i diversi modi di trasformare in immagine le sensazioni tattili e la parola parlata, il braille o la lingua dei segni supportata. Diverse espressioni e codici relativi a uno stesso oggetto o a una stessa esperienza. Sia il video, che si trova nello spazio di proiezione, sia il brano audio, inserito nello spazio espositivo per creare un ambiente sonoro, pur partendo dalla documentazione delle sessioni di lavoro con le persone non vedenti e con la persona affetta da sordocecità, vanno ben oltre il mero carattere illustrativo o documentario. Infatti, condividono tra loro un unico concetto, che non è altro che quello della stessa pittura di Martín Silva. Vale a dire, si privilegia il frammento, il mosaico di suoni e immagini, l’esperienza caleidoscopica.
Acquisiscono, quindi, la piena qualifica di opere d’arte e non un significato secondario, meramente documentario. Anzi, se Martín Silva oppone resistenza alla dittatura dell’immagine, rendendo più complesse e attribuendo un nuovo significato alle immagini che prende a modello nella sua pittura, nei piani e nei tagli del visivo e del sonoro, l’artista procede allo stesso modo, smembrando e plasmando un’altra realtà, un riferimento che si discosta dall’origine per acquisire prospettive e dimensioni diverse, nuove. Inoltre, suono e immagine risultano dissociati, costituendo separatamente due opere. Se i suoni sono, in primo luogo, un richiamo al senso dell’udito, immediatamente la vista e il tatto ne vengono coinvolti: intravediamo – immaginiamo, trasformiamo in immagini, nel vero senso della parola – attraverso la parola pronunciata e udita, e possiamo persino percepire il sfiorare delle dita dei non vedenti che scorrono sul dipinto di Nacho Martín Silva. Il video, dal canto suo, ci trasporta al tatto, a una coreografia di movimenti e gesti disposti in modo tale che, parafrasando John Alfred Charlton Deas, le loro dita siano i loro occhi. Questo ci ricorda il ruolo fondamentale che l’architetto Juhani Pallasmaa attribuiva al tatto in due libri fondamentali: *Gli occhi della pelle* (1996) e *La mano che pensa* (2012).
L’allestimento dell’opera frammentata, in dialogo con le descrizioni in braille fornite da due socie dell’ONCE, mette a confronto due linguaggi: quello della pittura e quello di un sistema di scrittura e lettura tattile. In ogni caso, entrambe sono interpretazioni. Quella di Martín Silva di un’immagine fotografica, quella di Carmen e Amparo del dipinto del primo, dando vita a una sorta di mise en abyme: una fotografia fa da supporto a un’immagine pittorica e questa a sua volta fa da supporto a un racconto verbale. Proprio nel racconto verbale, in una descrizione di una fotografia utilizzata dallo stesso Martín Silva, le persone non vedenti che collaborano generano la loro traduzione plastica, la loro interpretazione grafica. Quella fotografia è la stessa che il pittore utilizza per tradurla nel suo dipinto, un’opera che si trova dispersa nella sala. Pertanto, l’unica traccia che rimane in questa mostra di quell’opera nella sua interezza sono i sei rilievi realizzati dalle persone con disabilità visiva e l’ecfrasi (la descrizione) di quell’immagine. Un ulteriore gesto di resistenza alla dittatura dell’immagine, alla certezza del suo carattere univoco e oggettivo.
opere
video
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Il titolo di *Tangere* è tratto da una frase scritta da John Alfred Charlton Deas in *What the Blind May ‘See’: Some Museum and Other Experiments in Tactile Sight*. In questo libro, il museologo del Sunderland Museum britannico racconta le esperienze vissute durante alcune sessioni pionieristiche all’insegna dell’inclusività, in cui persone non vedenti, di diverso genere ed età, toccavano e sperimentavano gli oggetti della collezione. John Alfred Charlton Deas, nel descrivere quegli episodi, ha affermato: «Per loro, le dita sono gli occhi».


La Térmica inaugura “Tangere”, una mostra di pittura di Nacho Martín Silva pensata per i visitatori non vedenti e ipovedenti. Questa nuova produzione propria, curata da Juan Francisco Rueda e realizzata in collaborazione con la Delegazione dell’ONCE di Malaga, sarà aperta al pubblico fino al 20 settembre. Tangere coinvolge attivamente le persone non vedenti come collaboratrici del progetto, rendendo l’inclusione una parte essenziale dell’esperienza artistica.


La nuova mostra, realizzata in proprio, curata da Juan Francisco Rueda e sviluppata in collaborazione con la Delegazione dell’ONCE di Malaga, sarà visitabile fino al prossimo 20 settembre. 'Tangere' vede la partecipazione di persone non vedenti in qualità di collaboratrici del progetto, rendendo l’inclusione una parte essenziale dell’esperienza artistica.












