Nella filosofia greca, la verità è intesa come aletheia o «non nascosto», ciò che si rivela senza essere completamente mostrato. La mostra «Nacer sombras» (Nascere ombre) propone un viaggio attraverso un gruppo di opere recenti di Raúl Díaz Reyes in cui la pittura si espande verso lo spazio e il simbolico, invitando lo spettatore ad attraversare un paesaggio di segni, ritmi e silenzi. Concepita come uno spazio di transito, raccoglimento e rivelazione, la mostra rivendica il velato, l'indiretto e il suggerito di fronte alla sovraesposizione visiva della società contemporanea. In dialogo con “L'elogio dell'ombra” di Tanizaki, la bellezza della penombra, dell'opaco e dell'insinuato viene difesa dall'eccessiva chiarezza. L'ombra crea profondità, mistero e calma; l'arte non solo mostra, ma suggerisce.
Formatosi inizialmente come incisore, Díaz Reyes ha sviluppato una pratica che integra tecniche tradizionali e sensibilità contemporanea. Nelle sue opere, la pittura è intesa come uno spazio intimo di controllo e riflessione in cui indaga una calligrafia non normata, un gesto che unisce scrittura e forma. Il suo corpus di opere è composto da famiglie di segni che riappaiono e si trasformano: uccelli, fiori, alberi, stelle, torri o candele. Questi elementi non funzionano come immagini narrative o come rappresentazioni letterali, ma come simboli raffinati, vicini ai geroglifici o agli emblemi, che oscillano tra l'astrazione geometrica e il semi-figurativo. L'armonia ricercata in tutti i dipinti aggiunge una componente totemica, primitiva e solenne.
Questo vocabolario emerge da un processo di frammentazione, aggiunta e disordine dei modelli. Le forme si ripetono, si interrompono o si erodono, generando tensioni tra ordine e casualità. Sebbene le immagini possano trasmettere, a prima vista, serenità o armonia, al loro interno sono latenti associazioni più complesse. L'uccello, ad esempio, appare come simbolo di fragilità e di transito; i fiori e le candele rimandano sia alla natura che al rituale e al funerario. Calma e perdita, bellezza e lutto convivono senza gerarchie, dando vita a un'iconografia ambigua e profondamente poetica, che intreccia l'esperienza di vita dell'artista - le sue passeggiate, i suoi ricordi, le sue perdite - con riferimenti culturali che attraversano geografie ed epoche, in quanto universali (ciò che si nasconde nell'inconscio è spesso occupato da traumi, desideri repressi o archetipi). Il risultato è un giardino simbolico in cui ogni opera agisce come un segno, un'apparizione o una soglia.
- Javier Martín-Jiménez. Commissario
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La mostra «Nacer sombras» propone un viaggio attraverso un gruppo di opere recenti di Raúl Díaz Reyes in cui la pittura si espande verso lo spazio e il simbolico, invitando lo spettatore ad attraversare un paesaggio di segni, ritmi e silenzi.
Javier Martín-Jiménez




















