La danza di Oloferne, dalla serie Giuditta, guanti di seta, 2024
Olio su tela
180 x 220 cm (70,8 x 86,6 pollici)

“Di fronte al quadro di Rocío García ci troviamo di fronte a un’opera di assoluta unicità, come si addice all’arte. Fin dai suoi esordi, nel pieno del boom cubano degli anni ’80, ricco di azioni plastiche, postmodernismo creolo e tendenze postconcettuali, ha saputo rimanere una figura di spicco della pittura.

Ed è entrata a pieno titolo sulla scena artistica cubana con il suo spettacolare uso dei colori puri. Con tele che raffigurano spazi sconfinati. Con atmosfere allucinanti tratte da universi lontani. Con personaggi quali geishe, mascherati, dominatori e contrabbandieri. Con uno stile visivo inconfondibile.

Come se queste peculiarità non bastassero, ha sviluppato i temi in serie pittoriche, creando narrazioni visive vicine alla cinematografia, attingendo a tutto il dinamismo delle sue impressionanti scene-sequenze. (…)

Rocío ci regala (…) una rivisitazione della classica storia di Giuditta e Oloferne. Dalla pittura antica e dei Vecchi Maestri, passando per Donatello, Cranach, Caravaggio, Goya o Klimt, questo tema biblico ha descritto la donna da diverse prospettive: seduttrice, vittoriosa, vendicativa, giustiziera… Quello che non immaginavamo è che, nel bel mezzo del 2024, la pittrice avrebbe giocato a suo piacimento con quella tradizione ormai superata, trasformando Giuditta in una presunta civettuola, mentre Oloferne viene ridotto a una caricatura del Dominatore, ancora prima di essere decapitato.

Come in tutta la sua opera, ci affacciamo alla bilancia che soppesa il bene e il male; allo spettacolo del potere che estende i suoi temibili tentacoli su vite e morti, sull’amore e sulla politica. Oppure scavando implacabilmente negli eteronimi dell’erotismo, e provocando violenze e ingiustizie ovunque. L’artista muove i fili, sposta i poteri e ribalta i comandi sugli scenari di un quadro di realtà fittizia, con un’alta dose di Delirium Tremens.”

                                                                                                      -Corina Matamoros

Tratto dal testo curatoriale della mostra personale Delirium tremens (Museo Nazionale delle Belle Arti dell’Avana, novembre 2024 – gennaio 2025)