Bambù, dalla serie Botanical Lego, 2026

Matita e trasferimento di Black Star su carta Hahnemüller 450 g/m 2

34 x 24 cm (12,5 x 9,4 pollici)

«Apertura Ruy López» È la prima mostra di Eduardo Ponjuán a Madrid. Il dialogo con il contesto culturale europeo e spagnolo è inevitabile in questa passerella con riferimenti a Goya, Picasso, Fra Angelico, Caspar Friedrich, Velázquez, Van Gogh… che credeva nel piacere estetico degli scacchi per la loro capacità di articolare rigore intellettuale con casualità e gioco. Nelle sue parole, la purezza degli scacchi non si limita alla loro impossibilità di commercializzazione, ma si estende allo spostamento dei pezzi sulla scacchiera come espressione del pensiero. Il pensiero, che in Ponjuán si proietta sempre come est(etica), sostenuto dalla consapevolezza della sua libertà negativa (Isaiah Berlin) di fronte a un mondo sempre più incline alle distopie.

Fedele a se stesso, Ponjuán torna alla sua ricerca sulla rappresentazione, con scetticismo. Un’analisi dell’arte caratterizzata dall’eterodossia visiva e da una proiezione indistinta verso il disegno, la pittura, l’oggetto o l’installazione. Il suo operato risponde a un pensiero post-concettuale, di razionalizzazione del processo creativo, ora in funzione di un rapporto cinico con il nuovo “paradigma della realtà” che spinge alla digitalizzazione, alla virtualizzazione e all’estetizzazione del reale. Simulacro che poggia su una superiorità del falso.

Sandra Sosa