Lumache XIII, 2026

Legno di ciliegio, resina, pittura acrilica, gesso, corda, spago

58 x 50 x 35 cm

22 ⅞ x 19 ¾ x 13 ¾ pollici

Il lavoro di Fuentesal Arenillas si addentra nei campi della semiotica e dell'antropologia per strutturare un tipo di opera d'arte che è, allo stesso tempo, un gioco, un totem, un archivio e un evento. Il duo attinge alla tradizione dadaista e all'arte concreta per definire un immaginario in cui il banale, l'accidentale e il superfluo acquisiscono una dimensione quasi monumentale. Fuentesal Arenillas ha generato un universo di oggetti artistici profondamente segnato dalla dualità fisica e di pensiero. Tra le idee che definiscono il loro lavoro, possiamo citare l'esplorazione di un volume disegnativo in cui la linea diventa materia solida, l'evoluzione come evento vitale, la mutazione dei materiali, il tempo come centro dell'attenzione, il gusto per le tradizioni artigianali popolari di fronte alla modernità sfidante, l'interesse per gli stati incompiuti e spesso usa e getta della messa in scena del canone.

Questa estetica particolare fa sì che ogni oggetto immaginato sia un'eco del corpo, una cellula di significato in cui tutte le discussioni sull'erotismo e il misticismo dell'essere sono spogliate di conflitti, sessismo o doppiezza.